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I 6 peggiori COINQUILINI che abbia mai incontrato

Tutti abbiamo conosciuto dei coinquilini che non puliscono, non lavano i piatti, sono disordinati, non pagano, rubano cibo

Per questo articolo, però, ho selezionato il peggio del peggio, dei veri casi umani, i coinquilini più molesti in assoluto che abbia mai incontrato.



6

Chi ha esperienza di appartamenti condivisi, sa che il vero pericolo di furto non è per soldi o computer, ma per il cibo. Per questo, ho preso l’abitudine di tenere il cibo in camera.

Una volta, un coinquilino molesto con cui avrei condiviso la camera mi ha avvisato di non mettere cibo nell’armadio perché: “Penso ci sia un topo!”

Questo coinquilino era particolarmente disordinato e ammucchiava i vestiti per terra, lavati e sporchi insieme. O, dall’odore, solo sporchi. Poi, la mattina, per vestirsi, pescava dal mucchio.

Una notte, in cui ero sveglio fino a tardi - mentre il coinquilino ronfava - ho effettivamente visto un topolino uscire… dal suo mucchio di vestiti.
Quando il topo si è accorto che ero sveglio è subito tornato dentro. Si vede che quella era la sua casetta. Per fortuna che non mi impressionano i topi, perché altrimenti…

5

Questa è una storia un po’ zozza.
Una volta ero in un appartamento con tre bagni. Un lusso. Non si litigava mai.
Una mattina, mi… ehm, adoperavo all’esercizio delle mie funzioni - del tipo che stavo facendo la cacca - quando ho sentito un coinquilino e la sua ragazza entrare nel bagno accanto. Hanno fatto partire la doccia.
Solo che… dai rumori... non stavano facendo la doccia. Dopo un po’, ho sentito un altro coinquilino entrare nel bagno rimasto vuoto, il terzo bagno.

Io, intanto, boh, finivo quello che dovevo fare, mentre la coppietta nella doccia si faceva sempre più audace. A quel punto, ho sentito aggiungersi al coro anche il coinquilino nel terzo bagno, che… ehm, ci andava giù di rasponi, al ritmo della coppietta nella doccia.
Allora ho tirato l’acqua e ho urlato: “Eh, ma dai! Datevi una calmata!”

4

Per un periodo ero solo in una camera doppia, e stavo da dio.
Mi avevano avvisato che il coinquilino sarebbe arrivato più avanti, ma non mi avevano detto quando. 

L’ho incontrato in maniera… inquietante.
Una notte, molto tardi, ho sentito la porta della mia camera aprirsi e ho visto entrare una figura.
Io ero mezzo rimbambito, non capivo bene cosa stesse succedendo.
Questa persona ha chiuso la porta, e nella mezza oscurità si è piazzata al centro della stanza e si è messa a ciondolare. Tipo paranormal activity.

E’ andato avanti così per un po’. Quando ho realizzato che non stavo sognando, ho acceso la luce e l’ho visto. Il mio nuovo coinquilino, ubriaco fradicio, fatto di chissà che cosa che fissava il vuoto con aria sognante e dondolava avanti e indietro. Ho tentato di fare conoscenza, ma non era in grado. 

Allora l’ho accompagnato in bagno.

3

Non posso non parlare dei coinquilini appassionati di karaoke nel cuore della notte più giovane. Qui non c’è nemmeno granché da dire: karaoke di notte.

Erano pure stonati.
Mi sono messo a cantare anch’io.

2

Adesso parlo di un coinquilino che si trova in questa lista per sbaglio, nel senso che è il meno molesto che abbia mai avuto. È un tipo che ha abitato un angolo della casa per circa una settimana.

Io andavo e venivo, e lo trovavo sempre lì, nella stessa posizione: sdravaccato con le gambe larghe e la testa inclinata su un angolo, con un sorriso da stoccafisso in faccia.
Non ho mai capito chi fosse, o cosa ci facesse lì - o cosa avesse preso -.

Però quando lo salutavo mi rispondeva con calore, che è più di quanto possa dire di altre persone. 

Ciao coinquilino di cui non saprò mai il nome!




1

Il peggior coinquilino in assoluto con cui abbia mai avuto non è una persona, ma una discoteca.

Sì: per un periodo ho vissuto sopra una discoteca. Intendo proprio sopra.
C’erano giorni in cui dovevo alzarmi presto la mattina - tipo alle cinque - per andare a lavorare e mi ero sorbito musica in palla fino all’una di notte.
Ora, quando racconto questa storia, di solito mi dicono: "Ma ti mettevi i tappi nelle orecchie?"

Eh, sì: mi mettevo i tappi nelle orecchie.
Però la mia stanza era sopra la discoteca. Quindi, anche se avessi usato l’avanguardia tecnologica nell’ambito dei tappi per orecchie, avevo comunque il letto che vibrava al tempo di musica.

Quindi… niente, occhiaie e parolacce nel cuore.


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Working Holiday Australia: 6 situazioni di pericolo

Ho passato un anno in Australia con mia sorella e... sono piuttosto fortunato ad essere ancora vivo. Queste sono 6 situazione di pericolo in cui mi sono trovato.



6 - Serpenti in scatola.

Lavoravo in una fattoria nel Queensland, zona Bundaberg.
La sera spostavo i grossi tubi d’irrigazione, un pezzo alla volta. Al mattino, montavo delle grandi ruote di metallo, prendendo i vari pezzi e i bulloni da diverse scatole sparse sul pavimento.
Il fattore veniva ogni tanto ad ispezionare il mio operato.

Un giorno, ha richiamato la mia attenzione verso una scatola che si trovava un po’ in disparte. L’ha indicata e mi ha detto:

Serpente.”

Poi: “Tienilo d’occhio.”

E se è andato. Oh, c@zzo.
È tornato poco dopo con il fucile. Ha preso la mira e ha sparato al centro della scatola. I proiettili hanno attraversato il cartone, il serpente e fuori per fuori il muro retrostante.
Il fattore ha sollevato il corpo martoriato del serpente e mi ha detto:
“Questo, se ti morde bene, muori in quindici minuti.”

Il primo ospedale, era a quaranta minuti d’auto da lì.

5 - Ragni in giardino.

Lavoravo in un maneggio a Mildura.
D’estate fa molto molto caldo, troppo caldo per i cavalli. Se non ci sono ripari, l’unica soluzione è coprire i cavalli più scuri con una coperta bianca.

Una sera sono andato a recuperare la coperta, rimasta appoggiata su un recinto. Appena l’ho toccata, è zampettato fuori un piccolo piccolo ragnetto. Aveva un aspetto familiare, qualcosa di… già visto. Non mi sono soffermato a guardarlo: sono aracnofobico - anche se, dopo l’Australia, non più tanto -.

Ho fatto due passi indietro e n’è venuto fuori un altro. Poi un altro. Un altro ancora.

La coperta si è riempita di ragni. Una colonia.

E allora ho ricordato di aver letto un articolo su internet:

“Attenti ai red belly button, ragnetti piccoli ma velenossimi! Se vi pungono, dovete fare una rapida gita in ospedale per l’antidoto!”

Allora sono corso a prendere la macchina fotografica. E un bastoncino.

4 - Serpenti vs. mietrebbia.




Questa storia è ambientata nella fattoria di Bundaberg di cui parlavo prima.
Ho già raccontato le mie gitarelle serali, su e giù per questi enormi campi, spostando i tubi d’irrigazione.

La zona è famosa per i serpenti e i coccodrilli. Però, a dire la verità, io e mia sorella eravamo lì da due settimane e quello in scatola era l'unico serpente con cui ci eravamo scontrati.

Finchè, è arrivato il momento del raccolto.

Ho spostato tutti i tubi di lato ai campi e il contadino è passato con la mietitrebbia.
A metà del lavoro, mi ha chiamato e mi ha detto:

“Dammi una mano a liberare la mietitrebbia. Il serpenti e continuano ad attaccare la macchina... facendosi decapitare dalle lame!”

Mentre toglievo i corpi a pezzi dei serpenti, ho avuto flash: ho visto me stesso, che ogni mattina, innocentemente, percorrevo quelli stessi campi, con le mie gambette smilze infilate in leggeri stivaleletti di gomma.

3 - Piante.

Cosa c’è di più innocuo di una pianta!

Beh, facevamo una passeggiata nella foresta con degli amici, quando ci hanno indicato un albero. Sembrava un albero qualunque, non aveva nessun segno distintivo.
Mi hanno detto:

“Se lo tocchi, te ne penti. Per giorni.”

Si chiama “Il guardiano della foresta”. Nelle foglie ci sono piccoli uncini che contengono una sostanza simile ad un neurotrasettitore, che comunica ritmicamente con i recettori del dolore.
Ed è questo che la pianta provoca: dolori atroci.

Non c’è rimedio: bisogna aspettare passi da solo.

2 - Rane.

In Australia ci sono dei grandi ranocchi, un po’ di tutti i tipi.
Non sono un pericolo per l’uomo - a meno che a uno li scambi per lecca-lecca -.
Sono mortali per piccoli animali, come cani, gatti, che spesso non hanno il senso del pericolo.

Ne ho viste parecchie, di rane, e anche belle grosse.

La rana più simpatica - in realtà non pericolosa - l’ho vista in Queensland. La persona che me l’ha mostrata, le ha dato una palpatina, delicatamente, e la rana si è subito messa a gocciolare.

“Hanno una riserva d’acqua interna.”

Un salvavita, se sei perso nel deserto.


1 - Datori di lavoro!

Il pericolo più grande incontrato in Australia, sono i datori di lavoro. Ho avuto parecchie disavventure lavorative, in Australia. Le ho raccontate via video.

AUTOLESIONISMO: adolescenti che si tagliano

Non è una moda, ma è sempre più tristemente popolare fra i giovani: l’autolesionismo.
Due adolescenti su dieci lo praticano (fonte: www.adolescenza.it).

Ma cos’è l’autolesionismo? Chi sono gli autolesionisti, e perché lo fanno?
Ho tirato fuori il mio cappello alla Sherlock e la lente d’ingrandimento, e ho indagato.

La prima cosa che ho scoperto, è che l’autolesionismo non è un tentativo di uccidersi. La persona che si taglia, o si brucia, o si picchia, non sta cercando una via contorta e poco pratica per togliersi la vita. E non è nemmeno espressione di odio per se stessi.
L’autolesionista non deve per forza odiare il proprio corpo, per causarsi lesioni.

Allora qual è la motivazione? Emozioni.



Le persone che praticano autolesionismo sono spesso preda di emozioni devastanti, fiumi in piena, e si sentono persi e alla deriva. Le emozioni fanno parte di un mondo interiore che non è sempre intelleggibile dagli altri.

Dalla mia ricerca, ho capito che gli autolesionisti cercano di dipingere sul loro corpo il loro stato interiore, di renderlo tangibile.
Questa può essere una richiesta d’aiuto, ma non necessariamente: spesso le lesioni sono poi nascoste. Gli autolesionisti non lo fanno per essere commiserati, o per smania di attenzioni.
Di fondo, c’è quindi anche una necessità pareggiare i conti fra interno ed esterno ed è una necessità personale.

Ma questa non è la motivazione principale.
Il dolore. Il dolore fisico crea un distacco momentaneo dalle emozioni, quindi dal dolore psicologico. Attiva il sistema nervoso simpatico, lotta o fuggi, il corpo è percorso da scariche di adrenalina. 

Successivamente, c’è un senso di calma, di quiete.
L’emozione che ha causato l’attacco è quindi placata. Ho una canale in cui parlo di argomenti scientifici. Cliccando su "Continua a leggere", in fondo all'articolo, trovi un video che parla del dolore dal punto di vista fisiologico. Fornisco informazioni su gli organi e i tessuti che entrano in funzione e i meccanismi del corpo.

Quali sono le pratiche autolesioniste più gettonate?
Beh, tagli con la lametta, spesso in parti del corpo più facili da nascodere, bruciature, lividi, … ma anche azioni autopunitive non necessariamente… cutanee, come sovrassunzioni di farmaci, alcool, oppure dedicarsi ad attività spiacevoli e inutili.

Queste sono versioni “evolute” dell’autolesionismo, presenti perlopiù nell’età adulta. Più comunemente, si parla di nevrosi.

Ecco che quindi, stando alle informazioni che ho raccolto, posso dare una definizione:

L’autolesionismo è una pratica di controllo emotivo, efficacie a breve termine, ma con grandi effetti negativi sul lungo psicologici, soprattutto psicologici. Perché, se il metodo è assimilato, diventerà poi la prima risosorsa contro le tempeste emotive.
Quella più immediata.



È vero che, soprattutto dopo l’adolescenza, l’emozioni si aquietano, 
È importante però che ognuno acquisisca fin in giovane età una buona ‘educazione emotiva’, perché esistono delle tecniche efficaci per dirottare questi fiumi in piena, incanalandoli magari in attività produttive (e non distruttive).

Passata l’emozione, si può anche cercare di arrivare alla fonte di questo fiume emotivo, per capire da dove trova origine. Avere un buon dialogo con il proprio mondo interiore è sicuramente una buona base per vivere con un po’ più di serenità.

Concludo con quello che di solito la gente non vuole sentirsi dire: fra le soluzioni ci sono anche i farmaci.

“I farmaci non una soluzione!”

Eh, sì, grazie, ma ci sono pure stati mentali che ti lasciano a terra, spolpato di ogni significato, incapace alla reazione. E se i farmaci danno una mano a fare il primo passo, perché rifiutarli per principio?

Ma questa è la mia opinione.


Cosa ne pensi?
Vuoi aggiungere qualcosa sull’argomento? Vuoi correggermi?
Lasciami pure un commento, o scrivimi su qualsiasi social, rispondo con piacere.

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